Km percorsi: 1480
Palermo è molto bella, ma anche afosa, sporca e con un traffico che non si vede neanche a Carmageddon, per cui decidiamo di abbandonarla per dirigerci verso posti piú tranquilli. Partiamo verso le 11, dopo che anche viviana subisce il suo battesimo con lo scarico delle acque nere; lasciata l'area attrezzata (un parcheggio in mezzo a casermoni popolari, alcuni dei quali molto fatiscenti), andiamo a fare colazione assieme ad Alessia per salutarla. Altro giro di cannoli, e proviamo la crema di mellone, una specie di gelatina di cocomero dolcissima e gustosa. Alessia ci da delle dritte per il seguito del viaggio, un bacio, e ci rimettiamo in moto. Il paesaggio si trasformA dalla giungla urbana del capoluogo siculo alla macchia mediterranea del golfo di Castellammare, fatta di pini marittimi, arbusti e palme nane. Nei tornanti che portano a Scopello Graziana, alla guida, firma un cartello stradale urtandolo con lo specchietto. Fortunatamente il camper è robusto, quindi nulla di rotto. Giungiamo quindi a Scopello, piccolo paesino arrimpicato sopra il golfo, e li assaggiamo pane cunzato e sfincione (panini e pizze tipiche della zona), prima di scendere a piedi verso la tonnara; il posto è in realtà una tenuta privata sul mare, che fa pagare 3 euro a testa per permettere alla gente di stare sul loro piazzale, a ridosso dell'acqua. Per nuotare in mezzo ai faraglioni peró, ne è valsa la pena. Lasciata Scopello, la prossima meta diventA San Vito. Per arrivare li, ci fermiamo in un paese che sembra disabitato: persiane tutre chiuse e silenzio di tomba. Le poche anime vive, tuttavia, lavoravano al Conad locale, quindi riusciamo a fare scorta di cibo per i prossimi giorni. Poco dopo arriviamo a San Vito lo Capo, che con le sue casette chiare senza tetto disposte lungo il vialone principale sembra una cittadina del far west.
Qui un curioso avvenimento traumatizza Lollo: mentre parlava con il custode dell'area attrezzata, Graziana scende per chiedere all'uomo dove poteva prendere dell'acqua; lui la ferma dicendo: "aspetta che finisco con tuo PADRE e te lo dico". Potete immaginare l'ilarità generale al diffondersi della notizia!
Dopo qualche bicchiere di vino, zibibbo e cantucci, usciamo in paese, e ci andiamo a bere una tequila: la barista peró, riempie i bicchieri fino all'orlo, in pratica triplicando la dose. Ma il nostro fisico riesce resistere anche a questa botta di vita, e cosí ci dirigiamo verso una discoteca in spiaggia per una STISV (Serata Tamarra In San Vito), ma dopo la terza volta che sentiamo danza Kuduro decidiamo che è ora di tornare a casa, poichè domani ci aspetta la riserva dello Zingaro!
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